La Moka Lab è la valvola di sfogo dell'agenzia La Moka, uno spazio aperto
verso cui far convergere qualsiasi argomento riguardante il sociale,
la pubblicità progresso, sostenibilità e tutela ambientale, sensibilizzazione civica,
idee e news sul mondo del marketing, della pubblicità e del design.


La Moka Lab is La Moka Agency's outlet, an open space
an open space in which letting converge any argument such as the social,
the advertising progress, the environmental sustainability and defense, the civic sensitiveness,
the design, ideas and news on the world of the marketing.



13 aprile 2011

Pizzicato EcO Bed & Breakfast


Secondo uno studio dell’Università Iulm di Milano solo il 10% delle piccole aziende utilizza i Social Media come canale di comunicazione. Ancora pochi? Spesso lo fanno male, gestendo ancora peggio gli investimenti, convinte che basti creare una pagina fan per riuscire a essere competitivi in maniera seria sul web.

Poi ci sono casi eccezionali dove le PMI che utilizzano i social media lo fanno davvero bene!

Quello di cui vorrei parlarvi oggi, è un’iniziativa che mi è stata segnalata da Giuseppe Romondia – proprietario del Pizzicato EcO Bed & Breakfast, che si trova in Puglia, nella provincia di Foggia e precisamente a Vico del Gargano in Puglia.

Pizzicato EcO Bed & Breakfast è praticamente ovunque nel Social Web. Su Facebook ha una pagina fan che conta oltre 850 iscritti, che amministra con foto, video, note e informazioni rilevanti per i suoi clienti, lo stesso su YouTube, Flickr, FriendFeed, Foursquare e Instagram.

Il portale www.bed-and-breakfast.it – il maggiore portale italiano dedicato alla microricettività, dal 2009 organizza “La settimana del Baratto“. Si tratta di un’iniziativa che si svolge nella terza settimana di novembre, in cui viene rilanciata una formula sulla quale per secoli si è basata l’economia familiare: il baratto. Così anche Pizzicato ha preso spunto da questa iniziativa: “Se sei un artista nell’anima… Baratta la tua arte… fai la tua proposta e saremo lieti di concordare e offrirti un soggiorno in cambio. Il baratto è aperto a tutti, non solo ad artisti… sei un falegname? Un esperto di marketing? Un cuoco o un imbianchino? Non fa differenza l’importante è il baratto sano e fatto con serietà”.

Beh: un ottimo esempio, non credete?

Perché non ci provate anche voi? La nostra terrà è cosi bella...

14 marzo 2011

150 anni di Italia, 5 di Moka


Oggi l’Italia compie 150 anni.

Ispirati da questo grande evento, e dal nostro quinto compleanno, abbiamo deciso di omaggiare il tricolore con un’affissione tutta particolare.

In questo ultimo mese abbiamo pensato tanto a come festeggiare con voi i nostri cinque anni e in più pensavamo ad un’azione di comunicazione che omaggiasse la nostra bella Italia.

Abbiamo fuso le due cose, definendoci un'agenzia "tricolore".

Tricolore non solo nel marchio, simbolo italiano per eccellenza, ma anche negli intenti.

In noi c'è il rosso della passione che ci spinge ogni giorno a migliorarci, c'è il bianco come la trasparenza dei nostri rapporti con tutti voi, e il verde, come la speranza che la nostra generazione ha di farsi largo.

Senza contare che come tanti piccoli garibaldini (scusate il paragone azzardato) cerchiamo tutti i giorni di portare alto il nome dei creativi italiani, a dispetto di quelli europei o americani, sempre troppo applauditi.

Un compleanno che cade in un momento storico certamente controverso, in una fase di polemiche e difficoltà oggettive.

Il compleanno dell'Italia può essere occasione per riflettere su come restare uniti, su come ripartire e migliorare, su come lavorare sodo e farci valere.

Auguri Italia, perchè tu sia sempre di più una Repubblica fondata sul buon lavoro.

Auguri Italia per i tuoi centocinquanta anni.

Da una giovane agenzia a una giovane Nazione.

Vi aspettiamo fra 5 anni.

Nel frattempo vi auguriamo e ci auguriamo di crescere insieme.


12 marzo 2011

Comunicazione e turismo


La maggior parte degli albergatori italiani, ha profili, gruppi e pagine ufficiali per i loro alberghi su facebook o all'interno di diversi social network, senza avere un minimo di strategia, dedicando poi pochissimo tempo all’aggiornamento dei contenuti.


Di solito questi profili vedono solo alcune foto dell’hotel, i contatti, e delle brevi descrizioni copiate e incollate dal sito ufficiale. Tutto questo è sbagliato!


Se decidete giustamente di approcciarvi ai social media, perchè sono il luogo dove gli utenti trascorrono più tempo, influenzando anche le loro scelte, dovete avete una strategia e degli obiettivi ben precisi, e dedicare impegno costante a questi strumenti per riuscire a conseguirli.

Vi propongo il caso dell’Hotel Montemezzi di Vigasio, in provincia di Verona, ha intrapreso un nuovo percorso, denominato “The Fun Hotel”.

Il soggiorno diventa un momento divertente grazie al coinvolgimento del pubblico con attività interattive, scherzi fatti con candid camera, ed effetti strani come modifiche dell'arredamento.

Una delle prime attività non convenzionali svolte dall’Hotel è The Candid Camera Hotel. All’insaputa degli ospiti, strani personaggi si sono introdotti all’interno dell’hotel: un ladro, un supereroe e due agenti segreti.

Per due giorni hanno fatto scherzi comparendo all’improvviso, o sostituendosi al normale personale dell’hotel. Se il ladro rubava le valigie in reception e il supereroe sfrecciava tra le persone, gli agenti erano pronti a scortare le portate di cibo al ristorante, quanto a prelevare velocemente chiunque fosse a tiro.

La Fan Page è il fulcro della comunicazione online, che assieme al blog, posizione al meglio l'Hotel sui motori di ricerca.

In pochi mesi la pagina fan e twitter hanno raggiunto ottimi risultati.

28 febbraio 2011

Biglietto da visita



La vetrina? Qualcuno la definisce “il biglietto da visita” del negozio.
Il sito web? “Il biglietto da visita” per chi fa e- commerce.
La copertina? Perché no? “Il biglietto da visita” per una rivista.

Si potrebbe andare avanti a lungo, ma resterebbe sempre una la domanda centrale: che cos’è il biglietto da visita? E’ uno dei più antichi, semplici e diretti mezzi di comunicazione.
Oggi diciamo che è uno dei tanti supporti cartacei basati su stampa (come la brochure aziendale o la locandina di un evento) con cui si presenta una persona privata o una sua attività, ma in verità ha vita lunga. Nato nella Francia del 1700 come semplice cartoncino su cui segnare le generalità e/o i recapiti del soggetto titolare, era prima sottoposto a un rigoroso galateo che ne dettava le regole per definirne l’aspetto (colore rigorosamente bianco, dimensioni piccole, carattere corsivo…).

Naturalmente, per quanto la sua funzione resti invariata, oggi il biglietto da visita è oggetto di una grande libertà di espressione, ben lontana da quel vincolante galateo. Anzi, in alcuni casi si può parlare di una vera e propria mania che ha coinvolto soprattutto i più giovani: per sete di visibilità creano da autodidatti dei biglietti personalizzati con i quali pubblicizzare semplicemente se stessi, un po’ per gioco. Sono decine i software in circolo grazie ai quali progettare e stampare questa categoria di prodotti in pochi click. Il risultato sono cartoncini coloratissimi dalle mille forme e dimensioni, con immagini fantasiose o fotografie di famiglia che hanno ragion d’essere solo nel personale gusto di chi li crea.


Ma chi lavora nel campo da decenni, da molto prima di tale boom, sa bene che ciò poco ha a che fare con la comunicazione d’impresa; sa bene che anche quel piccolo quadratino di cartone deve essere un tassello dell’immagine coordinata aziendale, progettato in base a coerenza e previsione di efficacia. Ed ecco che dal biglietto da visita si passa alla business card (che di diverso ha solo il sound più professionale).

Quanti bigliettini da visita ricevete in un anno? Chi di voi non ha almeno una decina di business card nella propria borsa? E, ancora, quante ne avete gettate credendo che occupassero inutilmente spazio?
Assimilare una business card a un semplice “pezzo di carta” su cui è appuntato un numero di telefono significa identificarla con uno strumento inutile dal punto di vista funzionale e un’insensata spesa tipografica (che potrebbe esser senza problemi risparmiata utilizzando carta e penna, appunto): al contrario, molte cose si possono dire con 85x55 mm di cartoncino! L’obiettivo per cui viene realizzata è chiaro: creare contatti. E in un mondo in cui si è bombardati da migliaia di informazioni al giorno è difficile che il ricordo della persona che l’ha ceduta resti. Non a caso i biglietti da visita, dopo un indecifrato periodo di permanenza nel portafoglio, vengono cestinati. E questo non perché necessariamente non facessero riferimento a un contatto utile, piuttosto perché nel momento in cui quel contatto poteva essere utilizzato non ci si è ricordati di averlo. Dunque nella maggior parte dei casi tali biglietti non assolvono alla loro funzione principale.


E’ proprio alla luce di tutto ciò che si comprende perché anche in merito a un semplice veicolo come questo le decisioni da prendere sono variegate:
- che tipologia di informazioni inserire. Gli esperti di marketing, ad esempio, consigliano di ricorrere, tra le varie, anche a un head line, una frase sintetica che sia un po’ lo slogan identificativo della attività;
- che font utilizzare per il testo;
- a quali colori ricorrere;
- che formato attribuire;
- su che tipo di carta stampare.

10 febbraio 2011

La creatività a portata di mano

Come spesso capita nella non conventional advertising, ciò che nasce con uno scopo meramente funzionale può essere sfruttato per fini comunicativi. Esattamente questa è la sorte toccata alla shopper, meglio conosciuta dalle nostre parti come “busta per la spesa”. Nata come strumento per agevolare il trasporto di merci dal negozio alla propria abitazione, è divenuta da qualche anno a questa parte un ottimo strumento pubblicitario. Tra le varie, infatti, ha tre caratteristiche fondamentali per il mondo della comunicazione:
1. visibile a un vasto pubblico (numerosi contatti)
2. riutilizzabile (ripetizioni di contatto)
3. economica.

Ecco dunque che in molte capitali d’Europa (sulla scia americana, naturalmente) si vedono circolare per le strade borse e sacchetti dalle forme più strane, con le stampe più originali al fine di rendere l’effetto finale fortemente attrattivo: checché sene dica è infatti fuori dubbio che queste shopper “di seconda generazione” (volendo ironizzare) attirino fortemente l’attenzione dei passanti… Naturalmente il materiale che più si presta a tali trasformazioni è la carta con i suoi derivati (carta plastificata, cartone…).
Considerando il divieto imposto dai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico di commercializzare sacchi da asporto non conformi agli standard europei, dallo scorso 1° gennaio non è più possibile utilizzare shopper in plastica bensì esclusivamente quelle ecologiche (biodegradabili, in stoffa o in carta, appunto).
La tematica in oggetto, dunque, diventa quanto mai attuale anche in Italia, in cui il “non convenzionale” arriva generalmente con ritardo. Ci si aspetta nel breve periodo, perciò, che anche nel nostro Paese inizino a circolare buste dai manici di capelli, o nella cui impugnatura via siano stampati pesi da palestra.



Le campagne di maggior impatto che all’estero hanno visto il ricorso a questa bag advertisement (così è stata battezzata), sono quelle a carattere sociale: doppi sensi che sensibilizzino il target di passanti su tematiche delicate come la tutela degli animali o la lotta alla pena di morte.


Ma le potenzialità di questo canale sono notevoli, dunque i campi di utilizzo paradossalmente infiniti… stavolta si può letteralmente affermare che l’ingegno è a portata di mano!

29 gennaio 2011

Fare un flash mob


In molti avrete sentito parlare di Flash Mob, qualcuno di voi saprà anche di cosa si tratta, ma di certo non tutti ne hanno compreso le origini e le potenzialità...

Dall’inglese, Flash Mob sta per “aggregazione di una notevole quantità di persone in uno stesso luogo e in un preciso istante, per eseguire una determinata azione limitata nel tempo”. Ci si serve di canto, ballo, gestualità, rappresentazioni grafiche di ogni tipo e chi più ne ha più ne metta.

I partecipanti all’evento (flashmobbers o mobbers) organizzano il raduno in uno spazio pubblico solitamente ricorrendo a nuovi mezzi di comunicazione veloci come sms, social network, mail, passaparola telematici all’interno di web communities, vivono la breve esperienza e poi si disperdono come nulla fosse accaduto.

Il primo di questi fenomeni ufficialmente riconosciuto risale a New York, nel 2003, ma poco tempo ha impiegato per diffondersi in tutta Europa.

Il primo, durato circa 2 ore a Victoria Station, è stato un cosiddetto Silent Rave” durante il quale 4.000 mobbers si sono dotati di lettori musicali e cuffiette e hanno ballato a ritmi diversi nel più completo silenzio.

Il secondo, organizzato in occasione del concerto Oprah's 24 Kickoff Party, è consistito in un vero e proprio spettacolo di danza condotto dal pubblico durante l'esibizione dei Black Eyed Peas.

Le sue potenzialità sono proporzionali alla sua efficacia: un evento del genere può anche non implicare elevati investimenti finanziari perché conta molto sull’utilizzo del web per la sua diffusione, e in più assicura un notevole grado di popolarità perché nasce esso stesso con l’obiettivo di “far parlare di sé”.

E’ indubbio, infatti, che quando lo scopo è promuovere qualcosa, la fase organizzativa precedente all’evento assuma un ruolo fondamentale, molti credono di poter improvvisare un Flash Mob perché guardarne alcuni fa sembrare che l’evento “vada da sé”, come il caso della compagnia telefonica T-Mobile UK il 30 aprile 2009 ha distribuito 2.000 microfoni a Trafalgar Square a Londra coinvolgendo in un gigantesco karaoke migliaia di persone… facendosi promotrice di buonumore!

Dopo aver visto immagini come quelle appena proposte, siete magari stuzzicati dall’idea di farne uno da soli, semplicemente invitando amici e conoscenti. Vi consigliamo di no, perché è proprio la capacità - creativa, programmatica e logistica - a consentire di sviluppare progetti che di per sé sembrano molto semplici da realizzare!

Per di più il risultato potrebbe anche non essere dei migliori, come questi casi:

15 gennaio 2011

Fiere di nome e di fatto


Nell’era dell’ICT, in cui sembra che se non si è online non si esista, acquisisce sempre più importanza uno strumento di comunicazione che con il mondo virtuale ha ben poco a che fare: l’evento.
Se ne organizzano a centinaia, ma spesso non a ragione!

Naturalmente varie sono le tipologie di eventi e, per ognuna di queste, precise sono le regole da seguire.
Una delle forme più antiche è senza dubbio la Fiera, prima vitale per una comunicazione B2B (business to business), oggi gettonata nel B2C (business to consumer).
La fiera potrebbe essere così definita: è contemporaneamente un momento e un punto d’incontro tra domanda e offerta, appartenenti a un contesto che facilita:
- ai compratori l’acquisizione d'informazioni, la visione di novità e i contatti personali;
- agli espositori una visibilità (in termini di investimenti) seconda solo alla forza vendita.

Volendo schematizzare, le sue peculiarità sono:
1. E’ l’unico mezzo che mette in contatto cliente, venditore e prodotto.
2. I visitatori hanno un alto grado d'interesse (maggiore è l’efficacia comunicativa).
3. E’ un mezzo di comunicazione immediato e interattivo.

Specifici sono anche i motivi per cui un’azienda dovrebbe decidere di prender parte a una fiera:
- Legati alla vendita verso clienti attuali e/o potenziali.
- Non legati alla vendita, quali raccolta d'informazioni, sostegno all’immagine aziendale, sviluppo d'idee per nuove offerte, gestione di rapporti con fornitori e definizione delle alleanze strategiche (di mercato).

A differenza di quanto possano credere i non addetti ai lavori, preparare la partecipazione a una fiera non è un processo scontato, bensì costituito da fasi ben definite: identificazione delle manifestazioni possibili, ricerca delle informazioni presso gli organizzatori, verifica delle informazioni, sopralluogo, tempi e localizzazione, valutazione degli eventi di supporto, combinazione delle informazioni con i propri criteri espositivi, produzione di un report di sintesi.

Il passaggio dalla prima all’ultima fase deve seguire un percorso strategico, in quanto la manifestazione fieristica è da concepire come un progetto sia promozionale che commerciale.

La necessità di studiare nel dettaglio la partecipazione a tali eventi è testimoniata dal fatto che delle innumerevoli manifestazioni fieristiche che vengono ogni anno organizzate nel mondo, solo alcune hanno un evidente riscontro sia intermini di fama che di successo economico… molte altre non riescono ad aver vita superiore a due o tre edizioni.

L’Italia non eccelle al riguardo ma le eccezioni ci sono e come, e bisogna andarne “fieri”: chi non ha mai sentito parlare del Vinitaly?
Non è necessario essere intenditori per riconoscere in questo nome l’importante “Salone Internazionale del vino e dei distillati” organizzato da Veronafiere.
Il website dedicato all’evento (foto homepage) rende bene l’idea del livello di qualità organizzativa e dello studio programmatico che di questa è l’origine.