La Moka Lab è la valvola di sfogo dell'agenzia La Moka, uno spazio aperto
verso cui far convergere qualsiasi argomento riguardante il sociale,
la pubblicità progresso, sostenibilità e tutela ambientale, sensibilizzazione civica,
idee e news sul mondo del marketing, della pubblicità e del design.


La Moka Lab is La Moka Agency's outlet, an open space
an open space in which letting converge any argument such as the social,
the advertising progress, the environmental sustainability and defense, the civic sensitiveness,
the design, ideas and news on the world of the marketing.



Visualizzazione post con etichetta crisis management. Mostra tutti i post
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9 giugno 2011

L'importanza dell'ufficio stampa

Una delle attività-base delle Pubbliche Relazioni è quella svolta dall’Ufficio Stampa aziendale. Questo consentendo all’azienda di comunicare in tempo reale con l’opinione pubblica, infatti, contribuisce a mantenere alto il suo livello di accettazione. Nello specifico tre sono gli obiettivi che deve perseguire:

- Costruire e rafforzare l’immagine aziendale

- Mantenere alto il livello di visibilità dell’azienda

- Fornire informazioni precise e tempestive stimolando l’interesse dei media (in primis dei giornalisti) sulle attività e i prodotti dell’azienda.

Gli strumenti che ha a disposizione per raggiungerli sono i seguenti:

- la media list: un archivio di nominativi e recapiti dettagliati di tutti i giornalisti con cui l’azienda ha interesse ad instaurare e mantenere relazioni;

- la rassegna stampa: una raccolta ragionata di articoli di stampa che trattano dell’azienda, del suo personale o in generale dall’ambiente in cui questi operano;

- la cartella stampa: documentazione e schede informative sulla struttura e i servizi aziendali, brochure e materiale fotografico, distribuiti generalmente durante eventi organizzati dall’azienda stessa o conferenza stampa su specifiche attività.

Mentre i tre sopraelencati sono mezzi con cui l’azienda può gestire le relazioni con i media, i seguenti sono quelli che più nello specifico realizzano concretamente il processo comunicativo: il comunicato stampa, la conferenza stampa, l’intervista, il convegno, la convention, la tavola rotonda, il press tour, le fiere e le mostre. Ognuno di essi prevede delle fasi di progettazione e realizzazione peculiari e chiama in causa risorse umane con differenti skills e competenze. Ma è indubbio che l’impatto più evidente è dato dall’utilizzo dei primi due elencati, perché utilizzati con maggiore frequenza dall’Ufficio Stampa rispetto ai restanti.

Per quanto questi due strumenti di comunicazione siano ormai diffusissimi (sia nel pubblico che nel privato) non è raro che vengano utilizzati con superficialità e poco senso critico. Non è infatti raro che si organizzino ad esempio conferenze per pubblicizzare attività che non abbiano affatto carattere di novità e per le quali quindi l’incontro si traduce solo in una perdita di tempo per tutti partecipanti. Come non è raro che l’Ufficio Stampa non ricorra (laddove necessario) ad efficaci comunicati stampa di risposta ad accuse dettate dall’opinione pubblica all’azienda.

Valga come esempio la gestione della comunicazione durante periodi di crisi per l’azienda – il Crisis Management – all’interno della quale l’Ufficio Stampa assume un ruolo predominante. Quando accadono imprevisti che arrecano danno ai clienti aziendali e l’azienda ne è responsabile delicato obiettivo da raggiungere non è tanto il risarcimento del danno (come si può pensare) bensì la riconquista della fiducia da parte del cliente. Come la si ottiene? Argomentando spiegazioni veritiere sull’accaduto e offrendo scuse che siano percepite come sincere … dunque “comunicando”! Se l’azienda non è munita di un ufficio Stampa efficiente, capace di gestire una comunicazione di qualità, rischia non solo di perdere i clienti che hanno realmente subito il danno ma anche quelli esterni all’accaduto ma che rivalutano la propria idea dell’azienda in termini negativi.


22 novembre 2010

Marketing virale e social media

Una strategia di marketing virale o di buzz marketing non significa solo creare un progetto di forte impatto creativo che porti il picco di visualizzazioni a un video o di fan a una pagina Facebook, ma significa invece tenere sotto controllo tutto il periodo di diffusione della campagna, l’andamento del lavoro degli utenti, il loro passaparola e la loro interazione.

La comunicazione virale definisce l’insieme delle strategie che permettono un più semplice, accelerato ed economico sistema per diffondere e condividere un messaggio. Questa condivisione è permessa grazie alla diffusione delle nuove tecnologie, il loro impatto e la loro influenza, e mette in primo piano i protagonisti che la utilizzano.

Attraverso questi strumenti si offrono al consumatore esperienze più profonde e coinvolgenti perché c’è la possibilità di sfruttare ambienti nuovi, senza limiti fisici, geografici, temporali.

La moderazione della campagna virale e l’interazione con il brand, inoltre, permettono la ricezione di feedback durante lo svolgimento della campagna da parte dell’utente.

Il web 2.0 rappresenta la massima espressione della relazione tra azienda e consumatore sul web. Un patrimonio relazionale che viene utilizzato dall’azienda non solo per ascoltare passivamente, ma anche per lanciare nuove iniziative, per testare prodotti o per sviluppare idee innovative.

La relazione è quindi alla base di un’azione virale.

Il caso che vi propongo è l’iniziativa di Greenpeace vs Nestlè, ricorderete sicuramente il video con cui Greenpeace chiede a Nestlè un break per foreste e oranghi.



Nestlè quindi ha timidamente annunciato che avrebbe utilizzato dell’olio di palma sostenibile, ma Greenpeace ha lanciato una controffensiva, chiedendo ai suoi sostenitori di protestare contro Nestlè, condividendo i video online e modificando la propria immagine del profilo di Facebook con l’immagine “Nestlè Killer” e boicottando i prodotti Nestle.

Subito, tantissimi sostenitori di Greenpeace hanno modficato la propria immagine del profilo, invaso la pagina fan di Nestle su Facebook, innescando un meccanismo che ha portato a tutta una serie di commenti negativi e mal gestiti.

Infatti uno (sfortunato) rappresentante Nestlè si è messo a dettar legge sulla pagina (con tanto di insulti, censure, e minacce).

Che cosa fare nel caso di una rivolta dal basso?

Questo esempio ci mostra quanto sia importante la gestione e la moderazione di una pagina fan fatta da professionisti e non da dipendenti che passano lì per caso.

Il community manager non può essere uno stagista a cui affidiamo piena libertà solo perché fa parte della nuova generazione. Non ci si può improvvisare; serve una figura con esperienza, oltre che in grado di comunicare tempestivamente con il top management. Soprattutto nel caso Nestlè, visto che stiamo parlando di una comunicazione corporate.

E attenzione, anche chiudendo commenti o rimuovendo la fan page, la conversazione si sposta altrove.

Quindi è importante ascoltare e classificare le domande o le affermazioni negative e individuare il problema di fondo che si nasconde dietro all’attacco.

Uno degli errori di Nestlè è stato quello di prendersela con gli utenti e rispondere in modo offensivo.


Il nostro consiglio:

- proponi intanto una soluzione;

- poi... ascolta le soluzioni proposte dai consumatori.